Centrale Rischi e rating bancario

La Centrale Rischi è il sistema informativo gestito dalla Banca d'Italia che raccoglie i dati sui finanziamenti e sulle garanzie concessi da banche e intermediari. Non è una lista di cattivi pagatori, ma una fotografia mensile dei rapporti di credito dell'impresa.

L'impatto sul rating bancario

Le banche analizzano la Centrale Rischi per capire come l'impresa utilizza gli affidamenti e come gestisce i propri impegni finanziari.

Un utilizzo costantemente vicino al limite, sconfinamenti ripetuti, rate scadute o una forte concentrazione degli affidamenti presso un solo istituto possono indicare tensione finanziaria e peggiorare la valutazione andamentale.

Al contrario, linee utilizzate con equilibrio, pagamenti regolari e margini disponibili coerenti con il fabbisogno trasmettono maggiore affidabilità.

Come mantenere sotto controllo la Centrale Rischi

  • Evita sconfinamenti e ritardi, anche se temporanei.
  • Controlla ogni mese il rapporto tra accordato e utilizzato.
  • Mantieni un margine disponibile per affrontare imprevisti e picchi stagionali.
  • Pianifica pagamenti e scadenze sulla liquidità reale, non sull'utile di bilancio.
  • Verifica che le segnalazioni delle banche siano corrette.
  • Richiedi periodicamente la visura alla Banca d'Italia e analizzane l'andamento nel tempo.
  • Intervieni prima che un utilizzo elevato diventi una situazione abituale.

Non aspettare che sia la banca a segnalarti il problema

La Centrale Rischi racconta mese dopo mese come la tua impresa gestisce il credito. Imparare a leggerla significa individuare in anticipo le anomalie, proteggere il rating e presentarsi in banca con maggiore forza negoziale.

Con il Metodo D.R.O.N.E. impari a trasformare la Centrale Rischi da semplice segnalazione bancaria a strumento concreto per ottenere più credito e condizioni migliori.

La soglia ordinaria di rilevazione della Centrale Rischi è attualmente pari a 30.000 euro per ciascun intermediario, mentre scende a 250 euro per le posizioni in sofferenza. Fonte: Banca d'Italia.